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Adunca e un po' lasciva l'unghia
apre un tracciato
nel tessuto della pelle,
indossata come il più bel vestito.
Sale di te la voglia
che illumina le mie giornate, sale
dalla pancia al cuore,
ha la forma delle tue labbra rosse
screpolate per il freddo
che tu soltanto senti,
eppure é quasi estate;
quanta saliva - già penso -
stimolata dalle papille!
tutta faville la fucina
dell'organismo! Mi specchio
dentro l'effetto che mi fai. Specismo?
Idolo mio, dorato se non d'oro,
é solo quella febbre
che colora la vita.
E a ripetere mi trovo,
cavaliere lancia in resta,
i borborigmi teneri d'amore:
fuoco e fiamme... le fiamme dell'Inferno?
ma no, che la tua voce ora mi giunge,
un coro d'angeli, e io devotamente
adoro - et non laboro. D'un tratto poi
ulula in me un tal lupo!
sarà il richiamo della tua foresta?
e a questa nuova impertinenza
sboccia il sorriso dei seni,
e nel mio corpo la morte
con i veleni che poppante succhio
si fa strada, mentre snudi
dalla calza la spada d'una gamba...
ecco m'accascio, gli occhi semichiusi
- mia Crudelia, tu uccidi un uomo morto! -
e giaccio. Anche cadavere ti piaccio?
Ma mi vuoi vivo e attivo.
Impietosa, china
sulla conchiglia dell'orecchio ridi,
tocchi giù un "qualcosa"
- toccandolo ne abusi! -
marziale in un sussurro dici
s-v-e-g-l-i-a.